«Quando è successo non me ne sono accorto. Solo anni dopo ho capito che avevo volato a mezzo metro da terra. Anche se poi mi sono vergognato di quell’ego che a un certo punto ha preso il sopravvento, è stato un passaggio necessario e, forse, lo riaffronterei allo stesso modo».
A dieci anni dall’esplosione della sua fama (con Non essere cattivo e Suburra), Alessandro Borghi guarda alla sua storia con lucidità. Lo fa sulle montagne di Courmayeur, dove è impegnato nelle riprese del nuovo film, e l appare sereno, trovano la capacità di mettere in prospettiva un percorso intenso. «Ogni volta che sono in montagna sono felice», confessa. «Per quanto lo chiami lavoro, in realtà faccio ciò che amo, in luoghi che mi fanno stare bene: è un dono divino».






