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Teheran ne lancia a centinaia per saturare i radar. E aprire la strada ai missili balistici
Missili, droni e barchini veloci. La formula strategica dell'arsenale iraniano è tutta qua. Almeno finché la guerra si gioca contro Israele e Stati Uniti. E ha come principali dimensioni quelle dei cieli e dello Stretto di Hormuz. Questa formula strategica si basa su tre considerazioni. La prima è che Israele non potrà mai - data la distanza - lanciare un massiccio attacco di terra contro la Repubblica Islamica. Anche perché neppure il totale dei circa 5-600mila militari israeliani - tra militari di leva e riservisti - consente un intervento in un Paese grande 5 volte mezza l'Italia. E lo stesso dovrebbe valere per gli americani ben attenti a non imbarcarsi in un operazione di terra che li costringerebbe a mobilitare almeno un milione di uomini.
Proprio per questo gli iraniani puntano sulla guerra marittima e su quella aerea. Per quella marittima scommettono su una flotta di 3mila barchini veloci affiancati da una dozzina di mini sommergibili capaci di bloccare quello stretto di Hormuz da cui transita un quarto del commercio mondiale di petrolio. I barchini, usati in gran parte dalla marina dei Pasdaran, sono copie dei motoscafi svedesi Boghammar degli anni '80 dotati di mitragliatrici pesanti o lanciarazzi. Ma accanto a questi vi sono anche barchini suicidi e chiatte specializzate nella disseminazione di mine. I mini sommergibili - per quanto facilmente eliminabili - sono un arma insidiosa soprattutto nella strozzatura di appena 39 chilometri che rappresenta il punto più stretto di Hormuz.






