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L'Iran, 90 milioni di abitanti e una potenza di fuoco notevolissima di missili balistici e di droni, è molto crudele e preparato

È molto difficile che il grande schieramento di forze che avanza verso l'Iran se ne torni a casa senza un risultato preciso come la caduta del regime degli ayatollah. Tutto il sapere tecnologico e politico del mondo non forniscono lumi: è chiaro solo che avverrà. Una enorme forza militare è per strada, una causa non può essere tradita: quella di bloccare e punire l'eccidio spaventoso che tocca le 60mila vittime; di chiudere la destabilizzazione terrorista non solo locale, ma mondiale, legata alla pretesa messianica e alla minaccia atomica. Il capo di stato maggiore iraniano Sayyid Mousavi dice "abbiamo il dito sul grilletto" e nel corso degli ultimi due giorni le minacce agli Usa e a Israele si sono fatte fittissime; Israele tace, a Gerusalemme il comandante americano del Centcom, Brad Cooper, incontra Eyal Zamir, capo di stato maggiore israeliano, il capo delle operazioni Itzik Cohen e dell'intelligence Shlomi Blindet. Si coordina la difesa eventuale, e anche forse un attacco in comune. Gli americani mettono in ordine Centcom: la grandiosa massa militare si sta assemblando, l'Iran potrebbe decidere per un attacco preventivo contro Gerusalemme.