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Il Pentagono rende noto il calo di attacchi con missili e droni da parte del regime islamico. Che, però, potrebbe usare le sue armi più potenti in una fase successiva
Dopo aver attaccato almeno 11 Paesi dall’inizio delle operazioni di Washington e Tel Aviv, Teheran e le sue capacità offensive potrebbero essere vicine al punto di rottura. Secondo il Pentagono, Teheran ha lanciato oltre 2000 droni e 500 missili balistici, molti dei quali intercettati. I lanci dei missili, ha precisato ieri il dipartimento della Guerra Usa, sono diminuiti del 90% rispetto al primo giorno di combattimenti, quelli dei droni dell’83%. Numeri che renderebbero evidenti le difficoltà del regime iraniano mentre i due Paesi alleati puntano ad annientare la capacità di reazione della Repubblica Islamica paralizzando proprio il suo arsenale missilistico.
Stati Uniti e Israele affermano infatti di aver distrutto centinaia di missili balistici, lanciatori e droni impedendo così a Teheran di continuare a colpire in maniera massiccia. Un obiettivo che gli aerei da guerra e i droni statunitensi e israeliani avrebbero raggiunto sorvolando le decine di basi militari sotterranee dell’Iran e colpendo i lanciatori quando emergono per sparare. Allo stesso tempo ondate di bombardieri martellano le “città missilistiche” del regime degli ayatollah, seppellendo in alcuni siti le armi iraniane.






