Il “game changer”, lo spartiacque tra una crisi gestibile e uno choc energetico a valle del conflitto nel Golfo, è il tempo della crisi. E in particolare, i tempi di sblocco dello Stretto di Hormuz.

Non c’è dubbio per Mohit Kumar capo economista globale di Jefferies, storica banca d’affari Usa, osservatore privilegiato dei mercati con investitori che ogni giorno, da una parte all’altra dell’Oceano, si interrogano su dove può arrivare il piano Trump.

La grande domanda è quanto durerà. A giudicare dalla reazione composta dei mercati, c’è una fiducia sui calcoli fatti da Trump. Lei è preoccupato?

«Non illudiamoci che si tratti di una questione di giorni. Non sarà così. Ci vorrà qualche settimana. Tre o quattro. Ma non mesi. E se la mia previsione sarà corretta, non ci saranno grandi effetti sull’inflazione o sulla crescita. E nemmeno sulle scelte della banche centrali. Oltre alla durata del conflitto, un altro aspetto interessante da considerare è la diversa percezione che ne hanno sul mercato gli americani rispetto agli europei o gli asiatici».

In termini di ottimismo?