Le previsioni peggiori sono diventate realtà. I precari del Cnr di Bologna, con contratti in scadenza legati ai fondi Pnrr, stanno progressivamente andando a casa. Tra loro, anche alcuni 'cervelli' tornati dall'estero alcuni anni fa con misure ad hoc per rientro in Italia e ora rimasti senza lavoro. E' lo scenario tracciato oggi in commissione lavoro del Comune dagli stessi ricercatori dell'ente di via Gobetti.
Le testimonianze in consiglio comunale
Giulia Maria Daniele, portavoce del coordinamento precari uniti del Cnr bolognese, è a sua volta in bilico. Dopo 10 anni di lavoro al Cnr su progetti nazionali e internazionali, a 38 anni, è in scadenza a fine marzo e "non ci sono possibilità di forme contrattuali se non collaborazioni occasionali". Marco Grande era in forza all'Istituto delle Scienze sull'Atmosfera e il Clima (si occupava di comunicazione scientifica), ma "il mio contratto è scaduto il 30 novembre e da tre mesi sono senza lavoro. Sono in attesa di capire se il Cnr vorrà far proseguire il mio lavoro".
Luca Gnoli, borsista di ricerca, è uno dei pochi che sa utilizzare un nuovo microscopio elettronico di ultima generazione, ma anche lui è in scadenza. Giorgia Conte si occupa di Salute e Biologia molecolare, per anni è stata ricercatrice al Cnr ma il suo contratto è scaduto. Lei è una dei cosiddetti cervelli di ritorno, avendo usufruito delle misure ad hoc per rientrare in Italia. "Ma ora sono disoccupata - dice con amarezza - l'unica possibilità che ho è una borsa di ricerca, ma per me è un passo indietro". Nora Zannoni studia i composti chimici in atmosfera e anche lei è tornata in Italia dopo anni all'estero. Scade a fine aprile e le sue prospettive "sono molto incerte".






