BOLOGNA – C’è un patrimonio artistico sconosciuto conservato nei caveau dei musei della regione, una sorta di esposizione permanente “parallela” che diventerà visibile al pubblico, dal 7 marzo al 31 maggio, grazie all’iniziativa “Depositi aperti”, promossa da diversi Comuni e dall’assessorato alla Cultura della Regione Emilia-Romagna. Se è facile incantarsi davanti ai tesori conservati nelle vetrine dei musei è meno probabile ammirare quello che viene custodito nei depositi delle istituzioni: sculture e dipinti ma anche documenti, fotografie, oggetti d’uso quotidiano, che costituiscono il 95 per cento del patrimonio di un territorio.
Per gestire e valorizzare al meglio questo tesoro, nel 2023 ha preso il via in Emilia Romagna il progetto “Depositi e Patrimoni in Rete” che vede riuniti 12 musei, dall’Archeologico di Bologna a Casa Cervi di Gattatico, con il fine di ottimizzare risorse umane e economiche, creare progetti condivisi, trovare un metodo di lavoro comune, attivare piani di solidarietà reciproca. Una rete nata in seguito al programma “Re-Org” voluto da Iccrom (il Centro Internazionale di Studi per la Conservazione e il Restauro dei Beni Culturali, istituito dal Governo) proprio per il riordino dei depositi.







