Chi ha il diabete deve dire addio alla frutta? È una delle domande più frequenti negli ambulatori e tra chi ha appena ricevuto una diagnosi. La risposta, nella maggior parte dei casi, è no. Ma per capirlo occorre fare un passo indietro e chiarire che cos’è il diabete e come funziona il nostro metabolismo.
Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da un aumento persistente della glicemia, cioè della quantità di glucosio nel sangue. Il glucosio è la principale fonte di energia per l’organismo e viene regolato dall’insulina, un ormone prodotto dal pancreas che consente alle cellule di “assorbirlo” dal sangue.
Nel diabete di tipo 1 il pancreas produce poca o nessuna insulina. Nel diabete di tipo 2, la forma più diffusa, l’organismo produce insulina ma le cellule non rispondono adeguatamente, una condizione chiamata insulino-resistenza. In entrambi i casi, lo zucchero tende ad accumularsi nel sangue.
Se non controllata, l’iperglicemia nel tempo può danneggiare cuore, vasi sanguigni, reni, occhi e nervi. Per questo l’alimentazione riveste un ruolo centrale nella gestione della malattia.
La frutta è un problema? La frutta contiene zuccheri naturali, in particolare fruttosio, ed è quindi comprensibile che chi ha il diabete tema un aumento della glicemia. Tuttavia, equiparare la frutta ai dolci o alle bevande zuccherate è un errore. La frutta fresca è composta in gran parte da acqua ed è ricca di fibre, vitamine, minerali e sostanze antiossidanti. Le fibre, in particolare, rallentano l’assorbimento degli zuccheri, evitando picchi glicemici troppo rapidi. Questo significa che l’impatto metabolico della frutta intera è molto diverso rispetto a quello degli zuccheri raffinati.






