VENEZIA - Domenico Muti lascia la consulenza appena avviata con la Fenice. Il manager culturale, figlio di Riccardo Mutui, lo ha annunciato ieri, in una lettera al soprintendente del teatro veneziano, Nicola Colabianchi. Si sarebbe dovuto occupare delle tournée internazionali, per un compenso di 30mila euro l’anno. «Incarico che avevo accettato con entusiasmo e che avrei voluto condurre con la massima professionalità, ben conscio della gloriosa storia del Teatro La Fenice e delle varie opportunità che avremmo potuto sviluppare - scrive Muti - Purtroppo il clima che è stato creato non mi permette di portare avanti con serenità il mio incarico». Ed ecco la decisione di «recedere con effetto immediato dal contratto, non ritenendo più possibile operare in questa situazione», con la rinuncia ai «compensi già maturati e allo stato non ancora richiesti né percepiti».
Ultimo atto di una polemica scoppiata negli ultimi giorni attorno a due nuove consulenze decise da Colabianchi - a Muti e all’agenzia di comunicazione Barabino e Partners (da 39.000 euro) - per cui i sindacati avevano parlato di «opacità». Ora la decisione di Muti riaccende gli animi: il soprintendente, amareggiato, punta il dito sul danno creato dai sindacati, che respingono le accuse e rilanciano.






