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Ultimo aggiornamento: 15:57

Per anni Autostrade per l’Italia, la più grande concessionaria autostradale italiana, ha incassato secondo i pm extraprofitti non dovuti, per effetto degli aumenti dei pedaggi. E invece di accantonare parte di questi fondi e ridestinarli alla manutenzione e agli investimenti, come prevedeva la legge, ha invece distribuito lauti dividendi ai suoi azionisti. Dopo quasi due anni di accertamenti la Procura di Roma ha chiuso in questi giorni le indagini sulla vicenda, con accuse a vario titolo di falso in bilancio, aggiotaggio, false comunicazioni e ostacolo alle autorità di vigilanza. Una sorta di pre imputazione, che un domani potrebbe portare a un processo nei confronti di alcuni dei più alti manager che si sono avvicendati alla guida della società, tra i quali gli ex amministratori delegati Giovanni Castellucci e Roberto Tomasi.

In questo stesso filone di indagine, alcuni mesi fa, la Guardia di Finanza era andata a bussare alla porta della Cassa depositi e prestiti, ipotizzando che i bilanci truccati potessero aver influito sul prezzo di vendita di Autostrade per l’Italia, venduta da Atlantia (holding controllata a maggioranza dalla famiglia Benetton) alla cordata composta da Cdp, Blackstone e Macquarie.