L'escalation militare che ha visto contrapposti Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall'altra ha aperto un nuovo fronte bellico regionale che coinvolge Dubai e altre città del Golfo. Dopo i raid su obiettivi iraniani, Teheran ha risposto con offensive a infrastrutture strategiche nell'area del Golfo, costringendo Dubai a misure di sicurezza straordinarie: chiusura dello spazio aereo, evacuazioni preventive, didattica e lavoro da remoto. Ma com’è vivere nella città emiratina in questi giorni? E quanto è reale il rischio di un conflitto aperto? A raccontarlo è Sofia Scozzari, founder e amministratrice delegata di Hackmanac, azienda specializzata in cybersecurity, con sede proprio a Dubai.La notte dei missili“Vivo a Dubai da nove anni e in questo periodo abbiamo affrontato diverse emergenze, sebbene questa si distingua per la sua particolare delicatezza – racconta –. La prima notte è stata la più complicata: i missili che ci sfrecciavano sopra le teste e le detonazioni delle intercettazioni sono continuati per diverse ore”.Uno dei simboli della città, il Burj Khalifa, è stato evacuato preventivamente. “Chi vive nei grattacieli ha passato la notte nei garage e nei piani interrati come misura precauzionale”. Eppure, spiega Scozzari, il clima non è quello di terrore che ci si potrebbe aspettare: “C'è prudenza e attenzione, non panico. C'è una diffusa fiducia nelle istituzioni locali e nella loro capacità di garantire la sicurezza del paese e dei residenti. Inoltre, il governo sta coprendo le spese degli hotel per i turisti rimasti bloccati". Nella sera del due marzo, inoltre, il presidente degli Emirati Arabi Uniti e il ministro della Difesa hanno visitato il Dubai mall per dare un segnale di stabilità e rassicurare cittadini e turisti.Percezione e racconto mediaticoSecondo Scozzari c'è uno scarto evidente tra la narrazione esterna e la realtà quotidiana degli ultimi giorni: “I media, in particolare quelli italiani, stanno esagerando nel dipingere gli Emirati Arabi, soprattutto Dubai, come bersaglio principale delle offensive iraniane. Mostrano un apparente clima di terrore e di panico che non è affatto presente”. Le rappresaglie, sottolinea, sono “limitate, prevalentemente mirate verso obiettivi militari e strategici". I danni reali sono stati "pochi e prontamente gestiti”. È troppo presto per stimare i rischi futuri e capire se si tratti di un punto di svolta nella sicurezza regionale. “È chiaro però che eventuali problematiche, anche economiche, si estenderebbero ben oltre la regione”, conclude.Le autorità hanno attivato rapidamente protocolli di emergenza. Le comunicazioni arrivano tramite siti ufficiali, social media e messaggi di allerta. “Consigliano di rimanere a casa durante le offensive, evitare assembramenti e tenersi informati solo tramite canali ufficiali, evitando fake news e scam che stanno già circolando”.Lo spazio aereo è stato chiuso per alcuni giorni in via precauzionale. Ora però gli aeroporti di Dubai e Abu Dhabi stanno riaprendo con un numero molto limitato di voli e il border verso l'Oman risulta regolarmente in funzione. Il ministero dell’Istruzione ha disposto la didattica da remoto almeno fino a mercoledì, mentre le aziende private sono state invitate a far lavorare i dipendenti da casa, salvo mansioni essenziali.Alcune strutture residenziali – piscine e palestre – sono state chiuse per evitare assembramenti, ma supermercati, centri commerciali, hotel, spiagge e servizi di delivery restano aperti e a disposizione.Fiducia nella difesa nazionaleScozzari evidenzia un elemento chiave: la solidità del sistema difensivo. “Il sistema difensivo degli Emirati Arabi Uniti è uno dei migliori al mondo”, dice.Secondo dati ufficiali aggiornati al 1 marzo, “sono stati intercettati e distrutti oltre il 93% degli attacchi”. Ma le vittime ufficiali sono tre, con alcune decine di feriti. Eppure “nel complesso c’è molta fiducia nell’operato delle istituzioni ed è evidente che le capacità difensive del paese stiano funzionando molto bene”.Dal suo osservatorio, Scozzari non vede un pericolo imminente per la città: “Al momento non penso che Dubai e il paese siano realmente a rischio. Le offensive erano perlopiù mirate ad obiettivi strategici o militari e sembrano avere uno scopo prettamente dimostrativo”.Il fronte invisibile della cyberwarSe sul piano militare la situazione appare sotto controllo, un altro fronte si sta già muovendo: quello digitale. Scozzari, infatti, ha anche l'attenzione rivolta a questo campo di battaglia invisibile. “I conflitti, così come tutte le tematiche di tendenza, sono terreno fertile per i cybercriminali, che si organizzano immediatamente per sfruttare l’argomento del momento a loro vantaggio”, spiega.Attraverso il monitoraggio di Hackmanac, stanno emergendo i primi numeri: “Stiamo già registrando attività cyber legate al conflitto, circa 142 operazioni di pubblico dominio alla data attuale”. L’83%, spiega, sono attacchi DDoS (Distributed denial of service) lanciati da fazioni schierate a sostegno dell’una o dell’altra parte. “Israele è in testa, con il 65% dei DDoS analizzati”.Le vittime principali sono istituzioni governative (32%), aziende del settore finanziario (15%), media (10%) e telecomunicazioni (7%). In totale, secondo quanto riportato da Scozzari, risultano colpite 97 infrastrutture critiche, soprattutto in Israele (53%) e Kuwait (13%).Anche Dubai è stata sfiorata sul piano digitale: “Abbiamo registrato qualche tentativo di scam, tentativi di sostituirsi al dipartimento di Crisis management di Dubai, prontamente comunicato dalla polizia locale che ha messo la popolazione in allerta”.In ogni caso, al momento il fronte cyber “è relativamente rilevante, se non dal punto di vista dell’Intelligence”, osserva Scozzari, sottolineando che in una fase di conflitto attivo prevalgono attività di “electronic warfare come spoofing Gps, jamming e sabotaggi”.Occhio all'informazione distorta e manipolataMa c’è un altro elemento in crescita: l’informazione manipolata. “Si stanno utilizzando in modo esteso AI e comunicazioni create ad hoc, in particolare sui social media, al fine di supportare propaganda e disinformazione”.Se l’escalation dovesse continuare, lo scenario potrebbe cambiare rapidamente: “Ci aspettiamo un aumento delle operazioni di Information Warfare, delle attività di propaganda e disinformazione e dei DDoS dei vari gruppi hacktivisti”.Per ora Dubai continua a vivere la propria normalità, tra smart working, intercettazioni nei cieli e centri commerciali aperti. La sensazione, per chi vive lì, è quella di una città sotto pressione ma non paralizzata. La differenza, forse, sta proprio qui: tra la eco globale della crisi e la quotidianità di una metropoli che si affida alla propria macchina di sicurezza – militare e digitale – per restare in equilibrio in uno dei momenti più delicati della regione.