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Ultimo aggiornamento: 9:17
“Guerra mondiale si diventa, non si nasce. Saranno gli storici a stabilire“. Lucio Caracciolo sceglie la prudenza delle categorie storiche per inquadrare l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, intervenendo a Otto e mezzo, su La7. L’eco delle bombe riporta alla mente i conflitti del Golfo e riaccende lo spettro di uno scontro globale, ma il direttore di Limes invita a distinguere tra percezione e struttura dei rapporti di forza.
Perché si possa parlare di guerra mondiale, spiega, serve ben altro: “Certamente perché ci sia una guerra mondiale dovrebbe esserci uno scontro tra le maggiori potenze, quindi Stati Uniti, Cina e Russia. Siamo molto lontani da questo, ma siamo un bel pezzo più vicino a una guerra regionale che rischia di allargarsi. È una terza guerra del golfo”.
Il cuore della sua analisi riguarda la natura stessa dell’operazione militare: “Quello che è abbastanza chiaro è che non è una guerra necessaria, ma per dichiarazione sia israeliana che americana è una guerra preventiva“. Una definizione che apre un nodo politico e strategico: prevenire che cosa? “Il problema – osserva il giornalista – è che non si capisce bene che cosa si dovesse prevenire oggi, visto che, secondo gli stessi americani, cioè il Pentagono e la Cia, non c’era nessuna imminente minaccia iraniana e anzi i negoziati secondo il ministro degli esteri dell’Oman, che stava mediando, stavano producendo risultati importanti”.










