Un passo concreto verso la guerra, un proclama in Parlamento per negarlo.

O quanto meno per negare il bis del sanguinoso impantanamento bellico dell'Iraq, ricordo infausto dell'era di George W.

Bush e Tony Blair. E' il doppio messaggio che il premier laburista Keir Starmer ha fatto risuonare in queste ore, giurando sulla finalità "limitata e difensiva" del via libera a scoppio ritardato - inizialmente negato, poi concesso - all'uso di basi britanniche alle forze di Donald Trump sullo sfondo della reazione iraniana agli attacchi di Usa e Israele.

Basi come quella di Diego Garcia, strategica piattaforma nel cuore dell'Oceano Indiano che fa parte di quell'arcipelago delle Chagos la cui restituzione da parte di Londra a Mauritius il presidente americano ha condannato di recente alla stregua di un atto di "stupidità". O come quella di Akrotiri, controllata dalla Royal Air Force a Cipro e presa di mira a partire dalla notte scorsa da Teheran nel primo sconfinamento in Europa della risposta militare della Repubblica Islamica ai raid di Trump e Benyamin Netanyah: con un blitz - respinto dai caccia della Raf - che secondo fonti di Nicosia sarebbe stato realizzato da un drone iraniano Shahed sparato "probabilmente" dagli Hezbollah libanesi.