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2 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 20:22

Due vittime in un mese e mezzo all’ex Ilva di Taranto con una dinamica che, in attesa dei riscontri delle autorità, appare con evidenti elementi comuni. Ieri Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power, è precipitato nel vuoto mentre effettuava operazioni di pulizia di un nastro trasportatore nell’area agglomerato, dove si preparano i materiali per la carica dell’altoforno, “a causa del cedimento di un grigliato”. Lo scorso 12 gennaio a perdere la vita a causa del cedimento di un grigliato sotto ai suoi piedi, in Acciaieria 2, è stato Claudio Salamida, 46enne impiegato da oltre 20 anni nello stabilimento. Due tragedie che, unite a quelle avvenute dal 2003, portano negli ultimi 23 anni a un totale di 24 morti dovuti a incidenti sul lavoro all’ex Ilva di Taranto. “Questa tragedia rappresenta lo stato di degrado dello stabilimento. Sono mesi che chiediamo un confronto per la salute la sicurezza, gli investimenti, la messa in sicurezza degli impianti”, denuncia il segretario generale della Fiom-Cgil, Michele De Palma, mentre è in corso lo sciopero di 24 ore (su tre turni) indetto dai sindacati Fim Cisl, Fiom Cgil, Uilm e Usb dopo aver sottolineato di aver “denunciato più volte la condizione di pericolosità degli impianti e dei luoghi di lavoro in seguito alle mancate manutenzioni”. Le morti sul lavoro nel siderurgico tarantino sono state per le cause più disparate: molti operai sono deceduti in seguito a cadute da ponteggi di impianti, ad esplosioni di macchinari o al crollo di gru o perché colpiti, nel corso delle fasi delle varie lavorazioni.