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Ultimo aggiornamento: 16:37
Il criminale Benjamin Netanyahu ha definito l’ennesimo atto di prepotenza in spregio del diritto internazionale (l’attacco all’Iran) “il ruggito del leone”. Questa definizione si presta ad una lettura sulla defaunazione, ma anche sul declino culturale e fisico della nostra specie. Sicuramente il predetto criminale non sa, quando pronuncia quella locuzione, che sta usando un riferimento ad una specie animale che in Africa si è ridotta del 90% in cento anni e che, confinata com’è in riserve “naturali”, con l’assenza di corridoi ecologici, la pressione del turismo e l’aumento della popolazione, è oggi considerata una specie vulnerabile.
In pratica, il criminale – citando un verso della Bibbia “Il leone ruggisce, chi non tremerà? Il Signore Dio ha parlato, chi può non profetizzare?”, scritta ai tempi in cui il leone occupava tutta l’Africa – ha implicitamente messo il dito nella piaga: quell’uomo figlio di Dio ha recentemente sterminato uno dei maggiori mammiferi al mondo e non è detto neppure che riesca a salvare gli esemplari che rimangono. Dicevo “implicitamente” perché di sicuro Netanyahu non saprà nulla della defaunazione, e probabilmente nulla gli importa che si estinguano i leoni africani visto che è capace di causare con totale cinismo il genocidio di un’intera popolazione umana. E la scomparsa dell’ennesimo grande mammifero non potrà non avere conseguenze sull’uomo, perché tutto è connesso in questo mondo.






