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23 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 18:02

Papa Leone non se lo aspettava. Era l’ultima cosa che poteva desiderare. Lui, primo pontefice americano, trovarsi in una posizione antitetica alle scelte politico-militari del presidente degli Stati Uniti, e in rotta con l’escalation guerresca promossa da Israele. Tocca alla diplomazia intervenire per fare tacere le armi, è il suo appello. L’Osservatore Romano titola in prima pagina “Fermare la tragedia della guerra prima di una voragine irreparabile”. Il nodo sta nel governo d’Israele.

Sotto il predecessore di Prevost si era creato un clima di estrema tensione con il premier israeliano e una parte notevole dell’associazionismo ebraico a causa della denuncia aperta che Francesco aveva fatto della strage dei bambini palestinesi “mitragliati” a Gaza (parole sue) dall’esercito israeliano. Perciò Leone aveva iniziato il pontificato con un gesto distensivo. Una lettera all’American Jewish Committee per manifestare l’impegno a “continuare e rafforzare il dialogo e la cooperazione con il popolo ebraico” nello spirito del documento conciliare Nostra Aetate. La risposta positiva venuta dagli ambienti ebraici era stata rafforzata dalla presenza del presidente israeliano Isaac Herzog alla messa di insediamento papale il 18 maggio (ai funerali di Francesco non si era invece presentato per sfregio nessun membro del governo israeliano).