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La figlia di Enzo Tortora, schierata per il “sì” al referendum, ha stigmatizzato le parole del magistrato riconducendole a quelle di chi accusò suo padre

Il “teorema Gratteri” a meno di tre settimane dal voto continua a imperversare. Una delle strategie che sembra andare per la maggiore per cercare di recuperare consensi e voti per il “no” è la delegittimazione degli elettori che invece voteranno per il “sì". Tra chi porta avanti questa narrazione c’è anche il magistrato Nino Di Matteo, che durante la presentazione dell’ultimo libro di Marco Travaglio ha affermato che “voteranno sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi”, perché “gli autori della riforma, in questo momento la campagna referendaria per il sì, partono dal quotidiano esercizio di denigrazione della magistratura”. Parole che non sono piaciute a tanti ma che hanno trovato un’opposizione concreta in Gaia Tortora, giornalista e figlia di Enzo Tortora, la cui vicenda giudiziaria è ben nota.