La produzione di olio extravergine d’oliva 100% Italia si è fermata nella campagna 2025 a 300mila tonnellate, un quantitativo decisamente insufficiente a soddisfare il consumo interno che raggiunge le 440mila tonnellate. Ne mancano all’appello esattamente 140mila, oltre il 30%. Eppure il prezzo dell’oro verde frutto dell’uliveto Italia cala invece di crescere. Un mistero tutto italiano, anche calcolando che una parte del mercato interno venga coperto dall’olio importato. C’è il sospetto che una parte della materia prima in arrivo da Spagna, Grecia, Turchia, Marocco, Tunisia, Algeria ed Egitto acquisisca il passaporto italiano. Sospetto corroborato dai sequestri per decine di migliaia di tonnellate effettuati nell’ultimo decennio. Ma da oggi i falsificatori hanno vita grama. Il primo marzo entra in funzione infatti il primo registro telematico dedicato proprio a tenere traccia dell’olio d’oliva che entra nel nostro Paese per poi essere riesportato. Quel che nel gergo del settore si definisce Traffico di perfezionamento attivo (Tpa in sigla) e che identifica proprio il prodotto importato, lavorato, imbottigliato e riesportato.
Da oggi ogni partita che superi la dogana dev’essere inserita nel Registro telematico sia in entrata sia in uscita. Il registro è gestito direttamente dall’Ispettorato centrale repressione frodi (Icqrf) del Ministero dell’Agricoltura e ha l’obbiettivo di tracciare proprio le cosiddette «operazioni di equivalenza», su ogni singola partita importata e riesportata. «Con gli arrivi in Italia di olio d’oliva straniero che sono aumentati in quantità del 57% nel 2025», afferma Coldiretti, «con il rischio di favorire inganni in etichetta e vere e proprie truffe, sono importanti le nuove misure disposte dall’Icqrf sulla tracciabilità dei prodotti importati in regime di perfezionamento attivo.







