Uno dei misteri della natura più affascinanti, finalmente svelati dopo oltre un secolo di studi ed ipotesi: come si formano le celebri Blood Falls in Antartide? Le “cascate di sangue” non sono diventate una meta del turismo di massa, solo perché si trovano in uno dei luoghi più estremi ed inospitali della Terra. Ma quelle cascate color rosso vivo che sgorgano in mezzo al bianco secolare dei ghiacciai hanno fatto parlare molto di loro fin dall'anno della scoperta. Era il 1911 quando il geologo Thomas Griffith Taylor nel corso di una spedizione scientifica ha svelato al mondo quel fenomeno unico, che da subito ha generato curiosità, inquietudine ed in anni recenti anche un pò di folle speculazione.
Il fenomeno delle Blood Falls che si riversano nel lago glaciale Bonney, oggi si arricchisce di un nuovo tassello del puzzle che ne rivela la comprensione, grazie ad uno studio condotto da scienziati dell'Università dell'Alaska e dell'Università del Colorado, pubblicato sulla rivista Antarctic Science. Nel corso di oltre un secolo, infatti, le Blood Falls situate nelle McMurdo Dry Valley in Antartide fuoriescono periodicamente dal fronte del Taylor Glacier, colorate sempre di rosso. Il primo a formulare una teoria che ne spiegasse il colore fu lo stesso Taylor, secondo il quale l'acqua prendeva quella colorazione perché particolarmente ricca di microalghe rosse. Non era così. In realtà si tratta di salamoia - formatasi circa due milioni di anni fa quando le acque dell'Oceano Antartico si ritirarono - che contiene particelle di ferro intrappolate sotto il ghiaccio. Quando l'acqua fuoriesce dalle cavità ghiacciate a contatto con l'ossigeno dell'aria, cambia colore, diventa ruggine liquida, in pochi secondi. Proprio quel colore è stato il responsabile di suggestioni di varia natura.









