"Abbiamo iniziato a vedere alcuni ruscelli diventare arancioni. In questi luoghi incontaminati dell’Alaska dove non ci sono impatti né da miniere, né da attività umana". A colpire i ricercatori nel 2019 furono proprio quei ruscelli che improvvisamente si tinsero prima di arancione, poi di rosso. Una tonalità simile a quella del drenaggio acido delle miniere, nonostante come ricordavano gli scienziati, di miniere in quella zona non ci siano. La scoperta è stata condotta da scienziati federali impegnati a studiare i cambiamenti ambientali nel nord del mondo: dall’isola di Svalbard in Norvegia alla calotta glaciale della Groenlandia, alla tundra del nord del Canada e appunto dell’Alaska. Ad un certo punto si sono convinti che se volevano capire la causa di tutta quell’acqua che scorreva colorata dalla catena delle montagne Brooks dovevano capire cosa stesse accadendo più a Nord. Nell’Artico, dove le temperature record e le precipitazioni da anni stanno accelerando lo scioglimento del permafrost, una miscela di rocce e materia organica che dovrebbe rimanere congelata tutto l’anno. Ed è così che i ricercatori durante i controlli annuali hanno scoperto che l'acqua color ruggine proveniva da “sorgenti acide” che rilasciavano metalli. Non solo. Scoprirono nel suolo della tundra in fusione alluminio, rame e zinco, materiali rimossi dall’acqua riuscita ad infiltrarsi e a riemergere nei letti dei fiumi e sulle rive.
Riscaldamento artico, in Alaska i fiumi diventano color ruggine
Il fenomeno ha allarmato gli scienziati del Noaa che studiano gli effetti del cambiamento climatico nell’Artico. Le alte temperature stanno sciogliendo il perm…






