Nel maggio 2025 Angelina-Maria Perrino assume la presidenza della sezione tributaria della Cassazione con una consegna: l’arretrato va smontato pezzo per pezzo. Ma non parte da zero. L’impostazione è già lì, costruita negli anni precedenti dai predecessori Ettore Cirillo e Biagio Virgilio: organizzazione, scansioni, priorità, disciplina del calendario. Perrino non “rifonda” la sezione. Prende una macchina rimessa in asse ma la porta a pieno regime, con una variabile decisiva in più: dopo anni l’organico torna a quota 50 giudici.

Che il passo sia ulteriormente cambiato lo attestano gli ultimi rapporti depositati e i numeri richiamati all’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026. Il dato più netto lo mette a fuoco il primo presidente della Cassazione, Pasquale D’Ascola: «L’arretrato tributario è stato sfidato nel corso dell’anno 2025 con la definizione di duemila ricorsi in più rispetto all’anno precedente». E se si guarda la serie lunga - almeno dal 2021, con l’avvio del ciclo Pnrr - la traiettoria diventa ancora più leggibile. Il “magazzino” delle cause più datate, quelle fino al 2020, scende: dalle circa 50mila si passa alle oltre 47mila del 2021, fino a 36.786 nel 2025. Non è un crollo improvviso: è un lavoro di limatura continua, che consente all’Italia di tenere la rotta sull’obiettivo promesso all’Europa, cioè la riduzione del contenzioso di legittimità. Eppure, i livelli continuano a essere comunque molto alti (si veda l’articolo in apertura di pagina). Il punto che graffia il quadro, infatti, sono i nuovi ricorsi che continuano a diluviare sulla sezione. Da più di dieci anni il flusso non si muove, inchiodato attorno alle 10mila unità annue. È la costante che resiste, inespugnabile a ogni intervento deflattivo che è stato varato negli ultimi anni.