CARRARA - C’è stato un momento in cui l’auto europea ha rischiato di smarrirsi, compressa tra l’accelerazione verso l’elettrico puro e un mercato molto più prudente della politica. Con Audi Q5 e-hybrid, Audi sceglie una strada diversa: concreta, pragmatica, industriale. Non ideologica. Q5 è il modello più venduto dei quattro anelli. Non un laboratorio, ma il cuore del business. Ed è proprio qui che debutta un plug-in di nuova generazione che cambia approccio: non più un’ibrida da “gestire”, ma un sistema energetico intelligente che si adatta alle esigenze vita reale. La base è la terza generazione del Suv medio premium, costruita sulla piattaforma PPC (Premium Platform Combustion), architettura dedicata ai modelli con motore longitudinale anteriore. Una piattaforma termica evoluta, scelta precisa: la combustione interna, se supportata da elettrificazione intelligente, resta un pilastro.

Sotto il cofano c’è il 2.0 TFSI quattro cilindri a ciclo Miller da 252 cavalli, abbinato a un motore elettrico sincrono da 143 cavalli integrato nel cambio S tronic a sette rapporti. Due livelli di potenza: 299 e 367 cavalli. La versione più potente arriva a 500 Nm e scatta da 0 a 100 in poco più di cinque secondi. Numeri da sportiva in abito da sport utility familiare. Il vero punto di svolta, però, è la gestione dell’energia. La batteria da 25,9 kWh nominali (20,7 effettivi) segna un +45% rispetto alla generazione precedente. L’autonomia elettrica supera i 100 km Wltp: nella quotidianità urbana si viaggia quasi sempre in elettrico puro. Ma la novità è la funzione Battery Charge. Oltre i 65 km/h, il motore termico può ricaricare la batteria fino al 75%. Di fatto un range extender evoluto: in autostrada si ricarica, in città si usa l’elettrico.