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Il ronzio dei calabroni che crea il “nuovo consenso”. Gli scrittori oggi non possono infrangere certi tabù o sfiorare temi considerati divisivi: i marchi li rifiutano a priori

Davvero gli scrittori oggi si sentono meno liberi? Come ultimo legame con l'accademia, faccio ancora parte del comitato editoriale di una rivista italiana di letterature comparate. Il prossimo numero è sulla censura. La gran parte dei contributi si concentra sui regimi totalitari passati e presenti, ma in Italia è giunta voce, naturalmente, del dibattito sul politicamente corretto e sulla libertà di parola in corso nel Regno Unito e negli Stati Uniti, per cui mi è stato chiesto di scrivere qualcosa sull'argomento.

La mia reazione istintiva è stata: lungi da me. Sono cresciuto in un ambiente di contrasti feroci, con genitori evangelici che praticavano esorcismi e un fratello maggiore ateo che si divertiva a recitare la parte del diavolo. Mentre io, usato come pompiere, volevo solo starmene in pace. Non sono cambiato. Ma i colleghi insistevano ("Limitati a descrivere la tua esperienza"), ed è innegabile che nell'editoria anglosassone l'atmosfera sia mutata.