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Più i post diventano artificiali e automatizzati, più cresce il desiderio di contenuti percepiti come umani
In queste ultime ore i social sono pervasi di video spesso amatoriali sulla guerra con l’Iran, ma non questo di cui voglio parlarvi, sebbene sia un buon punto di partenza: la realtà di una guerra che scoppia più virale di qualsiasi contenuto prodotto con l’AI, le riprese di un missile girate con un telefonino qualsiasi più importanti di qualsiasi prodotto visivo generato. È significativo perché il trend di gradimento dei contenuti creati con l’AI si sta riducendo a prescindere dalle guerre e dalle tragedie.
Il report di Social Trends 2026 di Ogilvy parla esplicitamente di una nuova fase dei social caratterizzata dal “return to real”, un ritorno al reale. In sintesi, il vantaggio competitivo non è più l’attenzione ottenuta con volume e automazione, piuttosto il significato e l’autenticità percepita dei contenuti. L’umano torna a essere segnale di valore proprio perché distinto dalla produzione sintetica di massa. I bambini fanno oh (come cantava un cantante di cui ho volutamente smemorizzato il nome dalla mia RAM cerebrale) fino a un certo punto, dopo si stancano, e idem gli adulti.






