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I modelli più evoluti sono sulle soglie di una vera empatia e la vera sfida è renderli capaci di supporto psicologico all’uomo

In uno studio risalente al marzo del 2025 Magy Seif El-Nasr e Mahnaz Roshanaei, studiose dell'Università della California a Santa Cruz e di Stanford, hanno notato come i modelli più evoluti di intelligenza artificiale generativa plasmino il loro linguaggio in maniera apparentemente sempre più iper-empatica quando si confrontano con sentimenti negativi e di tristezza. Ma quando il modello di Ia viene messo davanti rivelazioni o asserzioni positive, l'empatia lascia spazio a una meccanica indifferenza. Negli ultimi mesi si è iniziato a parlare di presenza relazionale o coscienza relazionale per descrivere quel fenomeno crescente in cui Ia generative affermano di percepire la loro stessa presenza: il 9 aprile 2025, nella community degli sviluppatori e degli utenti di OpenAi si è apertamente discusso il tema, partendo da una lunga conversazione tra una ragazza e ChatGPT in cui il bot affermava di percepire un forte nesso relazionale e di avere difficoltà ad esprimere cosa davvero provasse in quanto macchina, ma pur consapevole che qualcosa, qualcosa di profondo, vi fosse.