C’è una eredità importante che le imminenti Paralimpiadi Milano Cortina 2026 potrebbero lasciare al Paese: il riconoscimento come Lea, Livello essenziale di assistenza, dell’attività motoria per i disabili. A chiederlo è Davide Giorgi, presidente del Comitato Italiano Paralimpico Veneto.
Presidente Giorgi, tra i 665 atleti in gara alle Paralimpiadi che inizieranno il 6 marzo ci sono anche cinque veneti. Il problema è il pubblico, si teme un calo di spettatori rispetto ai Giochi appena conclusi, tant’è che a Cortina stanno valutando di togliere alcuni divieti al traffico. Che previsioni avete?
«La Fondazione Milano Cortina 2026 ci dice che la vendita dei biglietti è andata bene. Certo, stiamo parlando di Paralimpiadi e non di Olimpiadi, ma di edizione in edizione si è registrato un crescendo di pubblico e di interesse. Dipende molto dal tam-tam che riusciremo a fare. Su questo ci stiamo muovendo anche noi, i Comuni ci stanno dando una mano coinvolgendo le associazioni sportive e sociali».
C’è già polemica: il Comitato Paralimpico Internazionale ha consentito la partecipazione di atleti russi e bielorussi, ammettendoli con bandiere e inni nazionali, mentre ai Giochi figuravano come atleti neutrali. Ucraina e altri Paesi hanno deciso di boicottare la cerimonia inaugurale all’Arena di Verona. Qual è la posizione del Comitato veneto?









