Dodici nomine nuove di zecca e nessuno che l’abbia tirato per la giacchetta? Neanche un po’? Alberto Stefani scuote la testa. Il presidente della Regione Veneto aveva detto che avrebbe fatto l’impossibile per assicurare la guida delle Ulss e degli enti sanitari nel momento stesso in cui i “vecchi” direttori generali sarebbero scaduti nell’incarico e così è stato. Ieri, ultimo giorno di lavoro per i “vecchi” fino alle ore 23:59. E sempre ieri, in mattinata, la firma degli incarichi ai nuovi direttori, di fatto in carica dalla mezzanotte. Tredici decreti se si considera anche l’Ulss 1 Dolomiti dove Giuseppe dal Ben è già commissario e resterà tale fino al 30 giugno, sei rinnovi ma in posti diversi dai precedenti (Carlo Bramezza all’Ulss 4, Mauro Filippi alla 5, Patrizia Benini alla 6, Pietro Girardi alla 9, Paolo Fortuna all’Azienda ospedaliera di Padova, Patrizia Simionato allo Iov) e sei new entry (Giancarlo Bizzarri all’Ulss 2, Massimo Zuin alla 3, Giovanni Carretta alla 7, Peter Assembergs alla 8, Paolo Petralia all’Azienda universitaria di Verona, Paolo Fattori ad Azienda Zero).
«No, nessuno mi ha tirato per la giacchetta - dice Stefani - perché ho deciso di seguire personalmente la partita, com’era giusto che fosse. Mi sono studiato i curricula, i percorsi di ciascuno, partendo da chi aveva i migliori risultati e i profili più adeguati alle singole aziende territoriali. E questo criterio spiega anche la scelta degli esterni». Con qualcuno si è consultato oppure ha fatto tutto da solo? «Certo che mi sono consultato. Ho chiesto a medici e infermieri delle relative Ulss. E ho parlato anche con alcuni cittadini». Tutti veneti? «Non solo veneti, ho parlato ad esempio anche con cittadini di Bergamo visto che uno dei profili arrivava da là». Dice che nessuno l’ha tirato per la giacchetta, ma qualche “raccomandazione” le sarà pur arrivata. «In tantissimi, come sempre accade, hanno espresso legittimamente le loro preferenze, qualcuno l’ha fatto anche con interviste pubbliche. Ma siccome il presidente della Regione deve decidere per tutta la Regione e per il bene dei cittadini indipendentemente dalle richieste locali, era giusto assumere decisioni basate esclusivamente su curriculum, esperienza maturata, capacità di creare un sano clima all’interno dell’ambiente ospedaliero. E poi l’innovazione».






