Piano salvagente, uno scudo per Elly Schlein. Il sottotitolo spiega la missione: come far vincere la segretaria del Pd senza dare (troppo)nell’occhio. E soprattutto senza farsi travolgere dalle acque limacciose del campo largo. In che modo? Basta recuperare dalla soffitta il laccio anti Renzi che fu provato a Firenze un’era geologica fa: nel 2009. Da almeno 48 ore è questo il senso dello scottante dossier che al Nazareno gira di mano in mano, finendo immancabilmente sulla scrivania di Igor Taruffi, l’immaginifico responsabile dell’organizzazione. L’uffi sopravvissuto è un po’ il San Pietro della segretaria dem, l’uomo che ha in tasca le chiavi della sua prossima avventura, la preziosissima zattera per scampare il naufragio. Il panico ha una data di inizio, quando la maggioranza ha depositato alle Camere lo schema base della nuova legge elettorale, destinata a sostituire il «Paregellum», noto ai più come Rosatellum. Un dettaglio, però, ha subito acceso le antenne degli sherpa del campo largo: l’indicazione del leader della coalizione nel programma ufficiale. Non sulla scheda elettorale, ma nero su bianco nel patto tra i partiti. Un nome che non si vota direttamente, ma che orienta, segnala, suggerisce. Una firma che in comunicazione può valere più di un simbolo.
Pd, il trucco di Schlein per salvarsi dalle grinfie di Conte e riformisti. Idea primarie a doppio turno
Piano salvagente, uno scudo per Elly Schlein. Il sottotitolo spiega la missione: come far vincere la segretaria del Pd senza dare (troppo)nell’o...






