Un’alleanza industriale, la prima in Ue, per accelerare l’adozione delle nuove metodologie di ricerca destinate a ridurre progressivamente i test dei farmaci sugli animali. Il patto è stato stretto da nove aziende europee (di cui due italiane) che operano nel settore di quelle tecnologie che consentono di ricreare in laboratorio il funzionamento di tessuti e organi umani.
Iams (Industry alliance for microphysiological systems), questo il nome della neonata associazione, raggruppa realtà che operano sia nel settore degli organoidi (cioè unità elementari di gruppi di cellule umane, che riproducono fedelmente il comportamento di un determinato organo, da cui sono state tratte), sia in quello degli organ on chip (ossia dispositivi che ricreano, in laboratorio, organi e tessuti umani interconnessi, che si comportano come nel corpo reale e consentono di osservare e prevedere risposte biologiche complesse).
Di questo secondo gruppo fa parte la genovese React4life, socia fondatrice della nuova compagine (l’altra azienda italiana è Biomimx), nonché piccola impresa che opera, a livello mondiale, dalla California al Giappone, anche con grandi nomi di big pharma, grazie a un brevetto di organo su chip, denominato Mivo (Multi in vitro organ). La ex startup è stata fondata, nel 2017, dai ricercatori del Cnr Maurizio Aiello e Silvia Scaglione. Ed è proprio Aiello a spiegare quale sia lo scopo di Iams. «L’alleanza - sottolinea - nasce da una scelta strategica, condivisa tra player europei di primo piano. Gli Stati Uniti, storicamente, hanno investito per primi nello sviluppo di queste tecnologie, e ora è il momento giusto, per l’Europa, di organizzare una risposta collettiva».







