TREVISO - Una squadra interforze composta da agenti della Direzione investigativa antimafia e da funzionari dell'Ispettorato del lavoro, con l'ausilio dei carabinieri del comando provinciale e di dirigenti della Questura di Treviso, si è presentata ieri mattina al cantiere della stazione ferroviaria su richiesta del prefetto di Treviso, Angelo Sidoti. L'obiettivo del controllo era ispezionare sul campo l'operato delle ditte commissionate da Rfi e valutare eventuali irregolarità, anche considerando i ritardi accumulati dal cantiere, iniziato nel 2022.

L'accertamento, voluto dalla Prefettura, ha visto l'impiego di uomini in borghese e in divisa che, nel giro di circa tre ore di permanenza all'interno del cantiere, hanno osservato ogni dettaglio e parlato con i responsabili del cantiere, chiedendo documenti e certificati, valutando attrezzature, gerarchie interne alle ditte e piani di sicurezza. Negli esiti immediati non sono emerse irregolarità rilevanti sul fronte dell'antimafia, ma le verifiche proseguiranno anche negli uffici della Dia. Sul fronte della sicurezza è stata annotata qualche lieve mancanza, ma nulla che imponga sospensioni dei lavori o provvedimenti gravi.

Prima del controllo sul campo sono state esaminate sulla carta la regolarità delle autorizzazioni e delle certificazioni, la trasparenza dei contratti e dei subappalti, la correttezza dei pagamenti e l'assenza di infiltrazioni mafiose nella gestione dei lavori o nella fornitura dei materiali. Ieri mattina gli agenti hanno verificato che l'effettivo svolgimento dei lavori rispetti anche nella pratica quelle direttive. Presentandosi a sorpresa, hanno accertato la presenza fisica dei documenti antimafia, la correttezza dei subappalti, le condizioni di sicurezza e la congruenza tra i lavori dichiarati e quelli effettivamente in corso.