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Ultimo aggiornamento: 14:25
Anche se va avanti da tempo (da quando l’infrastruttura è stata bersagliata da missili e droni numerose volte dall’inizio della guerra), è cominciata ufficialmente adesso la battaglia per l’Amicizia – questo in russo significa Druzhba, il nome dell’oleodotto che rifornisce l’Ungheria pompando petrolio direttamente dal territorio della Federazione. Viktor Orban accusa Kiev di aver imposto un “blocco petrolifero” e chiede all’Unione Europea ora di verificare i danni alla struttura con una “missione conoscitiva con la partecipazione di esperti delegati slovacchi e ungheresi”; in una lettera inviata al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa scrive: “La mia iniziativa mira anche a facilitare la risoluzione di questa questione entro i tempi previsti” — un riferimento esplicito al prestito all’Ucraina da novanta miliardi di euro che Budapest ha osteggiato alla vigilia del quarto anniversario di guerra con il suo veto, che potrebbe però cadere alla condizione che riprendano i flussi energetici. Oltre al sostegno per i gialloblù, il magiaro ha bloccato il ventesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca.
Il Druzhba – arteria petrolifera strategica che, dicono i dati della russa Transneft, pompa oltre un milione di barili al giorno, ovvero oltre l’1% della fornitura mondiale di petrolio – sta in piedi dall’era sovietica e trasporta greggio, via Ucraina, all’Europa orientale; il flusso si è interrotto a fine gennaio a causa dei danni causati dai bombardamenti di cui Russia e Ucraina si accusano a vicenda. Non è ancora chiara l’entità del disastro, ma sono evidenti invece i rischi delle operazioni per eventuali riparazioni mentre gli attacchi sono ancora in corso.








