La logica di Mimmo è chiara nella sua distorsione: non spaccia per avidità pura, sostiene, ma per frustrazione istituzionale. “Ci sono tanti lavori onesti che potrei fare… ma non lo faccio se non mi riconoscono con un documento da otto anni”, ha spiegato, rivendicando una sorta di diritto all’illegalità condizionato alla regolarizzazione. Le sue affermazioni, piene di termini forti e diretti, hanno fatto scandalo: “Come tutti gli altri ‘ne*ri’, continueranno a spacciare se non li riconoscono con un documento. È il nostro diritto avere un ‘fot*uto’ documento”.