"Con uno stipendio di 400 euro, lavorando 11 ore, noi non ci accontentiamo! Non arriviamo a fine mese, devo fare la fame? Adesso c'è lo sfruttamento". Alcuni giovani, immigrati di seconda generazione, si collegano da Piacenza con Dritto e rovescio, la trasmissione di Rete 4 diretta da Paolo Del Debbio.
I ragazzi si presentano come novelli "Robin Hood", uno di loro sostiene che sia meglio rubare ai potenti, i ricchi e i politici, perché "in Italia chi ruba poco va in galera e chi ruba tanto fa carriera". Baby gang, criminalità di strada, sicurezza, integrazione: tutto si tiene in un quadro desolante. E in studio Pietro Senaldi, condirettore di Libero, arriva a una conclusione amara: "A loro sta bene quella vita lì. Non hanno voglia di mettersi in discussione, di lavorare. Hanno il pretesto, per le difficoltà che hanno tanti ragazzi e non solo loro, della società che è 'cattiva', hanno il pretesto che nessuno dà loro un'occasione e così se la raccontano".
"Non è un pretesto, è la verità", protestano i "maranza" in collegamento. "Secondo me tu te la racconti perché ti va bene vivere così - replica Senaldi -. Guarda come sei contento, tutto sorridente di essere in tv". "Lei non è consapevole della sua situazione", interviene Evelyne Sukali, mediatrice culturale ospite di Del Debbio.






