"Le università sono tornate a essere centri di protesta.

Mia sorella, che è professoressa, è al fianco dei suoi studenti e la loro situazione è estremamente pericolosa.

Le autorità hanno annunciato in queste ore che se le proteste dovessero continuare, saranno perpetrate uccisioni di massa dei manifestanti".

La situazione è surreale. Ogni giorno aspettiamo che accada qualcosa di terribile". A dirlo all'ANSA è Hasti Diyè, quarantenne che vive a Teheran. "Viviamo in uno stato di sospensione. Le notizie di guerra e proteste si intensificano e poi si placano, ma questa instabilità non finisce mai.

L'atmosfera è così strana e pesante che è quasi impossibile da descrivere".