«Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare», scriveva Seneca. È un principio che vale anche per le politiche sanitarie e industriali: senza una direzione chiara, senza programmazione e senza stabilità di governo e regolatoria, non può esserci né sostenibilità della spesa pubblica né attrattività per gli investimenti.
Il settore farmaceutico è, per sua natura, uno dei più sensibili all’incertezza normativa. È un comparto che richiede orizzonti lunghi, regole prevedibili e dati affidabili. La stabilità dell’azione di Governo consente oggi di affrontare questo nodo strutturale non con misure spot, ma con riforme orientate a una visione di sistema. In questa cornice si collocano le scelte sulla riorganizzazione della distribuzione dei medicinali e la riforma della legislazione farmaceutica che ho inteso avviare con il Testo Unico. La spesa farmaceutica in Italia è oggetto di un monitoraggio continuo e certificato. Per legge, l’unica autorità competente a validare i dati è l’Agenzia Italiana del Farmaco. Questo impianto consente non solo il controllo consuntivo, ma anche la costruzione di scenari previsionali utili alla pianificazione delle politiche sanitarie e industriali. Il trasferimento di alcune classi di farmaci dalla distribuzione diretta ospedaliera e per conto alla farmacia convenzionata rientra in una strategia di medio periodo che mira a semplificare i percorsi di accesso alle cure per il cittadino, migliorare l’efficienza organizzativa del sistema, rafforzare l’assistenza territoriale e riportare le funzioni ospedaliere sulla dimensione clinica.






