Un investimento e non una spesa. Così dovrebbe essere considerata la salute e la sua tutela, a partire dalla prevenzione per finire con la cura. Una popolazione in buone condizioni di salute, infatti, contribuisce attivamente alla prosperità del Paese; e il paziente andrebbe considerato innanzitutto un cittadino che contribuisce economicamente alle proprie cure pagando le tasse.

"Così diversi, così uguali": il programma del Festival di Salute 2025

Può sembrare un ragionamento di buon senso, banale quasi, ma purtroppo è ben lontano dall’essere tradotto in realtà. Ne sanno qualcosa i malati reumatologici, che si scontrano con un sistema che non garantisce a tutti i cittadini l’accesso alle terapie più innovative e alle cure migliori possibili, soprattutto per malattie reumatologiche complesse come la spondiloartrite assiale e l’artrite psoriasica.

Le mosse da fare per migliore l’assistenza

A partire da questa realtà, in collaborazione con Ucb, è stata riunita una comunità di pratica - un gruppo di lavoro costituito da persone affette da patologie reumatologiche e clinici - nella RheumaCare Academy: dal loro confronto è nato un documento di analisi e il “Manifesto Futurista” delle malattie reumatologiche che sintetizza in azioni concrete le loro proposte per migliorare la gestione di queste patologie. E che sarà al centro dell’incontro “Malattie reumatologiche: non siamo cittadini di serie B” insieme ad Antonella Celano, Presidente di APMARR, Roberta Ramonda, Professoressa Reumatologia Università di Padova, Alessandra Salierno, Referente Nazionale Comunicazione e Relazioni Esterne SIFO. L’incontro è in programma nell’Aula Magna dell’Università di Padova venerdì 10 ottobre alle 9.50. Secondo gli esperti, per far nascere un nuovo modello di assistenza che, finalmente, garantisca equità, tempestività e qualità nelle cure bisogna agire su due leve principali: la trasformazione digitale e un profondo rinnovamento organizzativo.