La Corte Suprema americana ha stabilito che l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) non può essere lo strumento normativo con cui Trump impone unilateralmente i dazi. I margini di manovra della Casa Bianca si restringono. Niente più uscite ad effetto e imprevedibilità. Il processo decisionale si irrigidisce. Tutto deve passare dal Congresso entro cinque mesi dall’applicazione delle tariffe. Gli organi di garanzia quasi mai solerti nel tutelare le libertà del privato cittadino in patria contro le angherie del governo di turno - si pensi alle odiose limitazioni subite con il covid fanno il docile cane da guardia a difesa degli interessi del podestà straniero.
Pechino guadagna infatti potere negoziale a scapito di Trump in vista del prossimo vertice USA-Cina, rileva l’analista Zoe Liu del Council of Foreign Relations. E quando una democrazia, coi suoi pesi e contrappesi, sale sul ring contro una dittatura, al combattimento ci arriva con un braccio legato. La sentenza cambia anche il modo in cui le imprese dovranno valutare le decisioni dei politici. Qualche esperto di marketing e di logistica in meno e qualche avvocato in più. Non si estingue ovviamente la guerra commerciale fra USA e Cina. Ma nell’immediato tatticamente Pechino ne trae vantaggio.











