Il 29 agosto, un collegio en banc della Corte d’appello del circuito federale (Federal Circuit) ha stabilito, con voto 7–4, che l’“International Emergency Economic Powers Act” (IEEPA) non autorizza il Presidente a imporre dazi globali quasi illimitati. In altre parole, conferma in larga parte la decisione del Tribunale del commercio internazionale (CIT) di fine maggio e, al tempo stesso, rinvia gli effetti pratici della propria sentenza lasciando i dazi in vigore fino al 14 ottobre per consentire all’esecutivo di rivolgersi alla Corte Suprema. La ratio di fondo è che l’IEEPA permette misure regolatorie, non un potere fiscale generalizzato

La reazione della Casa Bianca

Sul piano politico, la reazione della Casa Bianca è stata immediata. Donald Trump ha annunciato il ricorso alla Suprema Corte e ha rivendicato su Truth che «tutte le tariffe sono ancora in vigore», definendo «errata» la decisione d’appello e prospettando effetti catastrofici qualora venisse confermata. Il portavoce Kush Desai ha difeso la legalità dell’impianto tariffario e anticipato «una vittoria finale» in sede di legittimità.

Come si è arrivati a questo punto

Da febbraio, una serie di ordini esecutivi ha introdotto, da un lato, il pacchetto battezzato “Liberation Day” - un dazio di base su quasi tutte le importazioni con sovrattasse reciproche per i Paesi con cui gli Stati Uniti registrano deficit - e, dall’altro, i “trafficking tariffs” contro Canada, Messico e Cina, motivati dal deficit commerciale e dai flussi illeciti di droga e migranti qualificati come «emergenze nazionali». Con un’unica decisione consolidata del 28 maggio, il Tribunale del commercio internazionale ha stabilito che l’IEEPA non conferisce un potere tariffario così ampio e ha annullato le misure; il giorno seguente il Federal Circuit ha concesso uno stay e, il 29 agosto, ha deciso nel merito a favore dei ricorrenti, sospendendo però gli effetti fino al 14 ottobre.