Si fa presto a dire che i dazi di Donald Trump sono stati affossati dalla decisione di una corte federale: da una parte perché la battaglia legale è solo all’inizio, dall’altra perché bisogna spulciare un affare complesso. I fatti: venerdì la Corte d’appello del Circuito federale ha annullato, con sette voti a favore e quattro contrari, i cosiddetti dazi reciproci introdotti dall’amministrazione repubblicana. Il tribunale che ha emesso la sentenza di primo grado è una delle tredici corti federali statunitensi con giurisdizione d’appello su alcuni temi, tra cui il commercio internazionale. Per i giudici, Trump è andato oltre l’autorità assegnatagli dall’International Emergency Economic Powers Act (Ieepa) del 1977 che conferisce poteri speciali al presidente di fronte ad emergenze nazionali per minacce esterne, dal terrorismo alle attività ostili di governi stranieri. Un caso storico del suo utilizzo include le sanzioni contro il regime degli ayatollah iraniani in vigore dal 1979. È la norma a cui Trump ha fatto riferimento per l’introduzione dei dazi reciproci, annunciati in aprile: il concetto di fondo è che gli Stati Uniti applicano lo stesso livello di tariffe doganali che un partner commerciale applica alle merci americane, partendo da una base del 10% per tutte le nazioni per poi ampliarla o meno.