VENEZIA - È nell'aprile scorso che la mostra inizia a delinearsi nei suoi aspetti di rilievo. L'incontro decisivo avviene lontano dalla laguna, per la precisione a Dakar, quando la curatrice Koyo Kouoh si trova con il suo staff per gettare le basi del progetto. L'incontro avviene all'ombra di un rigoglioso albero di mango ed è proprio in questa occasione che si inizia a discutere del titolo "In Minor Keys" che rappresenta una sorta di riscatto dei microcosmi contro gli invadenti rumori quotidiani.

Un mese dopo, però, Koyo Kouok muore improvvisamente, ma fortunatamente il suo seme, nonostante il dramma, sta già germogliando. Per questo motivo ieri mattina, a Ca' Giustinan, sono stati proprio gli esponenti del suo Team a presentare la 61° edizione della Biennale d'Arte in programma a Venezia dal 9 maggio al 22 novembre. Sono stati loro (il gruppo è composto da Gabe Beckhurst Feijoo, Marie Hélène Pereira, Rasha Salti, Siddhartha Mitter, e Rory Tsapayi) a spiegare come erano andate le cose in quelle giornate africane di incontri e riflessioni che culminavano sempre davanti agli occhi espressivi della indomita curatrice.

«Durante quella settimana a Dakar - hanno raccontato ancora commossi nel ricordare l'esperienza - abbiamo posto le basi della 61° edizione della Biennale Arte. Abbiamo mappato pratiche e progetti, ricavato motivi attorno ai quali organizzare la Mostra e i pilastri su cui fondarla. Temi come l'incantamento, la fecondità e la condivisione, nonché pratiche generative indirizzate alla collettività, sono emersi in modo del tutto naturale. L'ultimo giorno, certa di aver raggiunto l'obiettivo più difficile, Koyo ha assegnato a ciascuno di noi una missione. La Mostra ormai aveva assunto forme concrete, non era più solo un'idea o un'intenzione. Riuscivamo a sentire la musica che con tanta grazia Koyo aveva composto insieme a noi sotto l'ombra protettiva di un generoso albero di mango».