Da dei minuscoli cunicoli nella terra, da sotto i nostri piedi, potrebbe esserci qualcosa di sorprendentemente simile a una partitura musicale. Non note, ma battiti regolari, pause calibrate, alternanze precise. Un ritmo. E non umano.

Una nuova ricerca coordinata dall’Università di Torino insieme all’Università di Warwick e all’Istituto di Ricerca Forestale, pubblicata su Annals of the New York Academy of Sciences, rivela che formiche e bruchi comunicano attraverso sofisticati pattern ritmici vibroacustici. Una scoperta che mette in discussione l’idea che il ritmo sia una prerogativa degli esseri umani o, al massimo, dei primati.

Quando la sopravvivenza dipende dal “tenere il tempo”

Alcune specie di farfalle instaurano con le formiche un rapporto strettissimo durante le prime fasi della vita. I bruchi vengono trasportati nei nidi, protetti dai predatori, talvolta nutriti. In cambio, offrono secrezioni zuccherine o adottano strategie di mimetismo per integrarsi nella colonia. Finora si pensava che il meccanismo principale fosse il mimetismo chimico: imitare odori, feromoni e idrocarburi cuticolari delle formiche per non essere riconosciuti come intrusi. Il nuovo studio aggiunge però un tassello inatteso: i bruchi producono segnali vibroacustici organizzati ritmicamente, capaci di attirare e placare le formiche ospiti. Non semplici vibrazioni casuali, ma sequenze con tempo, pause e regolarità strutturate.