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25 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:46

Mentre l’Italia si è impantanata nelle polemiche sul ddl Bongiorno e il rifiuto della maggioranza di inserire il concetto di “consenso” nel reato di violenza sessuale, il Parlamento europeo va in direzione esattamente contraria. La commissione Libertà civili dell’Eurocamera ha infatti approvato una relazione che esorta la commissione Ue a presentare una proposta legislativa che stabilisca una definizione di stupro comune tra gli Stati basata, appunto, sull’assenza di consenso. Il testo ha ottenuto 75 voti a favore, 27 contrari e 3 astensioni. A favore anche il Ppe (di cui fa parte Forza Italia). Mentre tra gli italiani ha parlato l’eurodeputata M5s Carolina Morace: “Bongiorno prenda appunti”, ha dichiarato. Ora il testo dovrà affrontare il voto della sessione plenaria del 25 e 26 marzo prossimi a Bruxelles. Intanto, in Italia, le opposizioni e la società civile chiedono che non si vada avanti con il testo riformulato dalla senatrice leghista e saranno in piazza il 28 febbraio.

La relazione si basa “sulla posizione del Parlamento secondo cui l’assenza di consenso deve essere l’elemento centrale nei procedimenti giudiziari per stupro” ed esorta gli Stati Ue che “ancora si basano su definizioni fondate sulla forza o sulla violenza ad allineare le loro leggi agli standard internazionali, compresa la convenzione di Istanbul ratificata dall’Ue nel 2023″. Gli eurodeputati affermano inoltre che la “violenza sessuale è spesso aggravata da altre forme di discriminazione” e per questo sottolineano l’importanza di “garantire un’assistenza medica completa, compresi i servizi di salute sessuale come l’aborto e il sostegno psicologico”. Ancora, la relazione evidenzia l’importanza “di centri di crisi attivi 24 ore su 24, servizi specializzati gratuiti e corsi di formazione per forze dell’ordine e giudici”. Gli eurodeputati chiedono infine che nel 2026 “vengano elaborate linee guida dell’Ue sull’educazione sessuale, al pari di campagne di sensibilizzazione per combattere la propaganda misogina online e i contenuti anti-gender”.