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Ultimo aggiornamento: 19:46

Il disegno di legge che introduce il concetto di “consenso libero e attuale” nel reato di violenza sessuale “è un atto di civiltà giuridica“. Il magistrato Fabio Roia, sentito in commissione Giustizia del Senato, ha ribadito la sua posizione a difesa del disegno di legge che la Lega ha bloccato il 25 novembre scorso, in occasione proprio della giornata contro la violenza sulle donne. Il provvedimento, arrivato a un passo dal via libera definitivo grazie anche a un patto bipartisan tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein,è stato fermato dal Carroccio per “ulteriori approfondimenti” richiesti innanzitutto dalla presidente leghista della commissione Giulia Bongiorno. Dopo lo stop, i lavori a Palazzo Madama proseguono, dove sono stati convocati giuristi ed esperti per un massimo di due richieste per ogni gruppo parlamentare.

Oggi è stata la volta di Roia, presidente del tribunale di Milano e noto per la sua decennale esperienza in materia di violenza di genere. “Il concetto dell’introduzione del consenso risponde innanzitutto ad una legislazione europea”, ha esordito, “a cui noi siamo vincolati avendo per esempio nel caso della convenzione di Istanbul sottoscritto la fonte sovranazionale. È un principio che adegua la legislazione italiana a quelle più evolute come Francia, Spagna e Germania dove si parla di consenso ed altro ed amplia soltanto rispetto a situazioni che sono già codificate”. Nelle scorse settimane, la ministra per la Famiglia Eugenia Roccella aveva sostenuto che “il rischio sarebbe quello dell’inversione dell’onere della prova”. “Un falso giuridico”, come già detto da Roia. Che oggi ha ribadito: “Sull’inversione dell’onere della prova non cambia assolutamente nulla, perché la donna che lamenta di avere subito un atto di violenza sessuale in assenza di consenso si assume la responsabilità di quello che dice sul piano ovviamente della denuncia primaria che nel caso sia falsa apre al rischio di accusa di calunnia“.