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25 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 10:58
“Pisciazza ce l’ha con noi… a quello una mazziata nessuno gliela toglie”. È senza freni l’ira di Salvatore e Pietro De Rosa, due dei quattro arrestati nell’inchiesta della Dda di Napoli – pm Alessandra Converso, procuratore aggiunto Sergio Amato, procuratore capo Nicola Gratteri – contro le infiltrazioni del clan Contini nell’ospedale San Giovanni Bosco. Traspare dalle intercettazioni. I De Rosa ce l’hanno con il manager della sanità Ciro Verdoliva, nominato a dicembre direttore generale dell’ufficio nazionale del Garante per la disabilità. All’epoca di queste conversazioni – nel 2019 – era commissario straordinario dell’Asl Napoli 1, dove ricade l’ospedale San Giovanni Bosco. Il governatore della Campania Vincenzo De Luca lo aveva spedito lì con urgenza, per risollevare le sorti di un ospedale travolto da ombre di malasanità e dallo scandalo delle formiche sul paziente intubato.
Nel suo generale repulisti, Verdoliva ha da poco cacciato gli abusivi dal parcheggio e sta estromettendo i De Rosa dalla gestione della buvette, del bar, delle macchinette automatiche. Inizierà per il manager una stagione di pressioni e minacce. Ha dato fastidio agli intoccabili. Emblematico il racconto dello ‘sfratto’ del bar, disposto nel febbraio 2019, uno dei primi atti della gestione commissariale. In quello stesso giorno Salvatore De Rosa, insieme al padre e al fratello, prova ad avere un incontro negli uffici commissariali e, al rifiuto, urlano: “mo’ chiamiamo tutta la famiglia, entriamo e sfondiamo la porta”. Ai carabinieri del Nas Verdoliva rivelerà che i De Rosa “giustificavano la richiesta di un colloquio in quanto ‘avevano un accordo con il dott. Forlenza e che questo accordo doveva essere rispettato”. Mario Forlenza era il precedente manager dell’Asl Napoli 1. Il passaggio di consegne a Verdoliva era stato breve e scarno: pochi fogli e pochi dati.






