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25 FEBBRAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 8:51
Sicuro di sé e aggressivo, nel discorso sullo Stato dell’Unione più lungo della storia – oltre un’ora e mezza -, Donald Trump ha rispettato il copione. Davanti a Camera e Senato riuniti in seduta plenaria, il presidente degli Stati Uniti ha magnificato i suoi “successi economici” a partire dai dazi appena bocciati dalla Corte Suprema e solo alla fine ha parlato dell’altra nota dolente, la guerra fra la Russia e l’Ucraina, assicurando che l’amministrazione è al lavoro per arrivare al cessate il fuoco. Il tycoon ha quindi portato su un nuovo piano l’attrito con l’Iran rivolgendo una nuova accusa al regime degli ayatollah: “Sta sviluppando missili in grado di colpire l’Europa e gli Stati Uniti. Non permetterò mai che abbia il nucleare”.
“Dopo appena un anno, posso dire con dignità e orgoglio che ci siamo trasformati e non torneremo dove eravamo prima. Abbiamo avuto una svolta epocale. Il nostro paese è tornato e non tornerà indietro”, ha esordito Trump definendosi il presidente di quell’America First che ha riportato l’età dell’oro: “Il nostro Paese sta vincendo ancora – ha detto testualmente Trump -. Anzi, stiamo vincendo così tanto che non sappiamo davvero cosa fare. La gente mi chiede: ‘La prego, la prego, la prego, signor Presidente, stiamo vincendo troppo. Non ce la facciamo più’”. Davanti a quattro dei giudici di quella Corte Suprema che ha bocciato i suoi dazi, John Roberts, Brett Kavanaugh, Amy Coney Barrett e Elena Kagan – il presidente ha parlato di “decisione infelice” e insistito sul fatto che la sua amministrazione andrà avanti con tariffe più complesse che, comunque, non richiederanno l’approvazione del Congresso. “Col passare del tempo, credo che le tariffe pagate dai paesi stranieri, come in passato, sostituiranno sostanzialmente il moderno sistema di imposta sul reddito“, ha osservato.










