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Interrogato per due ore dal gip Cinturrino ammette le bugie: "Avevo paura, ho perso la testa". Poi coinvolge i colleghi presenti: "Sapevano della pistola finta". Un agente che lavorava con lui: "Lo vidi chiedere soldi e droga, era aggressivo e una volta picchiò dei tossici col martello". Ma la fidanzata nega tutto

"Il collega sapeva cosa c'era nella valigia che gli ho detto di portarmi. Sapeva che c'era la pistola finta che poi ho messo accanto al corpo di Mansouri". Per il poliziotto Carmelo Cinturrino, in carcere per omicidio volontario, ieri mattina è il momento di passare dalle bugie, accastellate per un mese per depistare le indagini, alla verità. E tra le verità che mette a verbale c'è quella che allarga a dismisura l'inchiesta che la Procura di Milano sta portando avanti: perché Cinturrino dice di non avere agito da solo, chiama in causa il poliziotto che era con lui, un altro dei "duri" della squadra investigativa del commissariato Mecenate: dove per anni il "metodo Cinturrino" era noto a tutti. Ma viene raccontato solo adesso.