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Stando a quanto emerso dalle indagini, Carmelo Cinturrino non avrebbe detto la verità ai colleghi. Ecco i nuovi elementi emersi nell'indagine
L'indagine sulla morte di Abderrahim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso nel boschetto di Rogoredo, sta portando a un aggravarsi della posizione dell'agente Carmelo Cinturrino, ora indagato per omicidio volontario. Secondo quanto emerso dalle indagini, e dagli interrogatori che si sono svolti negli uffici della questura di Milano lo scorso giovedì, Cinturrino avrebbe mentito ai suoi colleghi. I quattro agenti indagati per favoreggiamento dell'assistente capo e per omissione di soccorso (la telefonata ai soccorsi sarebbe partita troppo tardi) hanno infatti dichiarato che il collega avrebbe gestito da solo tutte le fasi seguite alla sparatoria. In sostanza, Cinturrino avrebbe dichiarato ai colleghi di aver già provveduto ad allertare i soccorsi.
Ci sarebbero poi altri elementi da tenere in considerazione. Gli investigatori della Squadra mobile che hanno lavorato per risalire all'esatto orario dello sparo, indicano un momento preciso. Secondo la ricostruzione, intorno alle 17.30 del 27 gennaio, Abderrahim Mansouri avrebbe ricevuto una telefonata che probabilmente lo informava dell'arrivo della polizia. Il 28enne sarebbe stato ucciso dal colpo di proiettile sparato da Cinturrino proprio mentre si trovava al telefono. Infatti poco dopo è arrivata una seconda chiamata, ma il marocchino non ha risposto. Secondo gli inquirenti, doveva già trovarsi a terra, agonizzante, dopo il colpo ricevuto poco sopra la tempia.






