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L'agente che ha ucciso un pusher a Rogoredo contrattacca e denuncia per calunnia i suoi accusatori. Che però insistono
Carmelo Cinturrino si difende e contrattacca. Il 42enne poliziotto milanese in carcere per avere ucciso uno spacciatore nel "boschetto della droga" di Rogoredo, ieri prende a sorpresa la parola nel corso dell'incidente probatorio convocato per interrogare i testimoni che lo accusano: tutti pusher o eroinomani, convocati in aula perché non c'è certezza di ritrovarli quando si terrà il processo a Cinturrino. Al processo Cinturrino invece ci arriverà, potrà dire la sua versione in Corte d'Assise. Ma ieri sceglie di giocare d'anticipo, ribattendo a caldo alle accuse lanciate contro di lui. Si dichiara vittima della vendetta dei signori della droga che ha sempre combattuto. "Ho sempre agito nella legalità - dice al giudice Domenico Santoro - non ho mai torto un capello a nessuno, non ho mai sottratto né droga né soldi". "Il mio unico intento - aggiunge - è sempre stato assicurare i criminali alla giustizia".






