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Cinturrino è accusato di omicidio volontario per avere sparato a uno spacciatore. La pistola (a salve) piazzata da lui solo dopo la morte
"Posso solo dirti che il suo comportamento di allora non faceva minimamente presagire uno sviluppo del genere". Così un vecchio poliziotto racconta la saga di Carmelo Cinturrino, il poliziotto accusato di omicidio volontario per avere sparato a uno spacciatore di droga nel "boschetto" milanese di Rogoredo. Perché il vero mistero, ora che la ricostruzione dei fatti si fa implacabilmente precisa, è cosa abbia spinto uno sbirro tosto e operativo come Cinturrino - così lo descrive il suo collega di dieci anni fa - a trasformarsi in quello che ieri i suoi capi definiscono senza eufemismi "un balordo".
Uno capace di taglieggiare i pusher, di imporre la sua legge, di aiutare un clan contro l'altro, in un avvitamento di devianza di cui il colpo di pistola con cui il 26 gennaio ammazza Abdrehhaim Mansouri è l'apoteosi.














