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Lo scrive in una lettera consegnata al suo legale, avvocato Piero Porciani, l'assistente capo della Polizia di Stato Carmelo Cinturrino, in carcere con l'accusa di omicidio volontario per aver ucciso Abderrahim Mansouri
"Quel ragazzo doveva essere in prigione e non morto. Mi dispiace per la sua famiglia. Sono triste e pentito per ciò che ho fatto. ma mi sono sentito disperato". Lo scrive in una lettera consegnata al suo legale, avvocato Piero Porciani, e letta in anteprima al Tg4 Diario del giorno, l'assistente capo della Polizia di Stato Carmelo Cinturrino, in carcere con l'accusa di omicidio volontario per aver ucciso Abderrahim Mansouri lo scorso 26 gennaio nel boschetto di Rogoredo, a Milano. Nella missiva, scritta in stampatello, il poliziotto precisa di "essere stato sempre onesto e servitore dello Stato" e conclude chiedendo di nuovo scusa: "perdonatemi, pagherò per il mio errore".
Intanto sono stati trasferiti i quattro agenti della Polizia di Stato indagati nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto di Carmelo Cinturrino, l'assistente capo del Commissariato Mecenate arrestato per l'omicidio volontario di Abderrahim Mansouri avvenuto il 26 gennaio scorso nel "boschetto" di Rogoredo, a Milano. I quattro sono stati trasferiti ad incarichi non operativi in sedi diverse dal Commissariato in cui prestavano servizio.













